Anton Everland
La spedizione. Due mesi nel cuore dell'Amazzonia venezuelana

La spedizione

Due mesi nel cuore di un mondo senza tempo

Nei primi anni Ottanta del ventesimo secolo, intraprendere un viaggio come quello raccontato in queste pagine non significava semplicemente spostarsi da un luogo all'altro. Significava attraversare una soglia e uscire dal perimetro rassicurante del conosciuto per entrare, senza reti di protezione, in una bolla temporale dove si rimaneva isolati da tutto e da tutti. Una condizione che oggi non può più esistere, perché manca quel silenzio assoluto, quella distanza senza contatti e senza ritorni immediati che nutriva la parte più profonda e irripetibile dell'avventura e rendeva diverso persino il ritorno a casa.

A quel tempo partire per l'Amazzonia significava scomparire dal mondo.

Nessun telefono cellulare, nessun GPS, nessun contatto via social con i propri amici o parenti, nessuna possibilità di sapere cosa ci avrebbe atteso oltre la prossima ansa del fiume. Si partiva con qualche informazione, poche certezze e tanta fiducia nel proprio spirito di adattamento.

La foresta amazzonica custodiva ancora territori remoti, raggiungibili soltanto risalendo per giorni fiumi immensi, dove le carte geografiche diventavano imprecise e le poche informazioni disponibili si confondevano con racconti e leggende.

Era un organismo vivo, dominante, capace di accogliere o respingere senza spiegazioni. Addentrarsi al suo interno per centinaia di chilometri significava accettare le sue regole, il suo ritmo, la sua indifferenza.

È in questo mondo che si avventurano per due mesi un giovane italiano, destinato a diventare un esploratore per caso, e Johanna, una fotografa naturalista dai capelli rossi come un tramonto d'Irlanda, determinata a scoprire e immortalare ciò che pochi occidentali avevano avuto occasione di vedere.

Il loro viaggio attraverso l'Amazzonia venezuelana li conduce sempre più lontano dalla civiltà, tra villaggi indigeni, missioni sperdute, fiumi sconosciuti e incontri con popolazioni che custodiscono tradizioni e credenze tramandate da generazioni.

Ma la foresta non è lo scenario passivo di questa avventura. È una presenza viva, immensa e imprevedibile, capace di regalare momenti di straordinaria bellezza e di trasformare ogni imprevisto in una prova di coraggio, ingegno e adattamento.

Tra navigazioni interminabili, incontri sorprendenti, situazioni imprevedibili e notti sotto un cielo che sembra appartenere a un altro pianeta, prende forma anche una storia più intima: quella di due giovani che, giorno dopo giorno, scoprono aspetti inattesi non soltanto del mondo che li circonda, ma anche del legame che sta nascendo tra loro.

«In questo libro è riportato tutto ciò che il tempo non è riuscito a cancellare dalla mia mente.»

Il richiamo dell'Amazzonia

All'inizio degli anni Ottanta, pur essendo ancora giovane e inesperto, l'autore aveva già compreso una cosa con grande chiarezza: dentro di lui esisteva una naturale predisposizione per il viaggio e per l'avventura. Non era semplice curiosità geografica, né il desiderio superficiale di vedere luoghi nuovi. Era qualcosa di più profondo.

Visitare territori lontani, muoversi verso regioni del mondo ancora poco conosciute o rimaste in qualche modo selvagge produceva in lui una sensazione fisica, quasi istintiva. Era come se il sangue iniziasse a scorrere nelle vene con un ritmo diverso, più rapido, più vivo, più caldo.

C'era poi un'area del nostro pianeta che esercitava su di lui un richiamo particolare. Nella sua mente era come la voce lontana di un fiume nella notte, che continua a scorrere anche quando non lo si sente.

Quella voce aveva un nome. Era l'Amazzonia.

Il grande polmone verde del nostro pianeta. Un organismo vivente immenso, complesso e misterioso, fatto di acqua, alberi, fango, pioggia e creature invisibili. Un mondo di ombre e penombre così vasto da sembrare quasi una terra a sé.

Sin da adolescente, un libro lo aveva colpito profondamente: Cacciatori di teste dell'Amazzonia di Lewis Cotlow. Era un libro autobiografico, corredato di fotografie in bianco e nero, che raccontava un lungo viaggio e descriveva accuratamente alcuni dei popoli che abitavano la foresta. L'autore lo sfogliava e risfogliava, soffermandosi su ogni minimo particolare. Più leggeva di quel luogo, più sentiva crescere dentro di sé il desiderio di andarci.

Fu così che, alcuni anni dopo, riuscì a visitare una minuscola parte di quel mondo. E lo fece per ben due volte.

«Due graffi appena sulla superficie di una foresta che copre milioni di chilometri quadrati.»

Ma a quei tempi non aveva grandi mezzi. Viaggiare in Amazzonia non era semplice come oggi. Non esistevano mappe satellitari online, né informazioni accessibili con un clic. Le poche notizie disponibili arrivavano da guide logore comprate nei mercatini di libri usati, da articoli di riviste vecchie di anni o dalle testimonianze di qualcuno che era stato lì.

Bisognava costruire il viaggio con pazienza: scrivere lettere, aspettare settimane per una risposta che spesso non arrivava, mandare fax alle ambasciate, cercare nomi, indirizzi e contatti di missioni religiose che potessero diventare punti di appoggio lungo il percorso. Poco alla volta, come si fa con un puzzle complicato, iniziò a comporre la mappa di quei viaggi.

Con il tempo imparò che l'organizzazione era tutto: dove procurarsi i viveri più adatti, in quali città trovare le cose necessarie prima di avventurarsi nel nulla o quasi, quali missioni potevano offrire un letto o un passaggio lungo il fiume, dove reperire indicazioni utili e aggiornate su un territorio che dipende fortemente dai fenomeni naturali, primo fra tutti le piogge tropicali.

Grazie a quella pazienza riuscì a fare ciò che, per un giovane con pochi mezzi, sembrava quasi impossibile: arrivare nella foresta amazzonica incontrando alcune delle popolazioni indigene che abitavano quei territori.

Non poteva immaginare che proprio quelle esperienze lo avrebbero portato a un terzo viaggio in Amazzonia, quello descritto in questo libro. Un viaggio molto più lungo e articolato.

Le mappe della spedizione

Le mappe che seguono illustrano alcune delle principali tappe del viaggio: le piste verso i Panare, le rotte d'acqua nel Delta dei Warao, il percorso lungo il Sipapo e l'Autana e l'itinerario verso La Esmeralda e i territori yanomami.

Un'avventura che diventa libro

Molti anni dopo, riaprendo un vecchio quaderno di appunti conservato per decenni, Anton Everland decide di raccontare quella spedizione amazzonica da cui tutto ha preso forma. Nasce così Amazonas: una storia vera di esplorazione, incontri con popolazioni indigene, antiche leggende, pericoli e un amore sbocciato nel cuore di una delle ultime grandi foreste selvagge del pianeta.

Copertina ufficiale del libro Amazonas
IL LIBRO DI ANTON EVERLAND

Amazonas

Una testimonianza di viaggio, memoria e avventura, nata da una spedizione realmente vissuta nell'Amazzonia venezuelana.

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