AMAZONAS
Un mondo di leggende antiche custodite dagli sciamani
Una spedizione nel cuore dell'Amazzonia venezuelana
Nei primi anni Ottanta, un giovane italiano e una fotografa naturalista affrontano una spedizione di due mesi lungo i grandi fiumi dell'Amazzonia venezuelana. Un viaggio realmente vissuto fra popolazioni indigene, luoghi remoti, leggende tramandate oralmente, incontri imprevedibili e rischi che la foresta nasconde dietro la sua bellezza.
Fra Panare, Warao, Piaroa e Yanomami, l'avventura diventa anche una storia d'amore. Molti anni dopo Anton Everland ritrova i suoi appunti e li trasforma in un racconto accompagnato da illustrazioni, per restituire al lettore l'emozione di un mondo conosciuto quasi mezzo secolo fa.
Quattro incontri con l'Amazzonia
Quattro frammenti del racconto: le leggende dei popoli indigeni, il mito dell’Autana, una foto di gruppo e un amore nato sull’Orinoco.

La storia dei Warao che scesero dal cielo
La leggenda delle origini del popolo Warao, tramandata dagli anziani nelle comunità del Delta dell’Orinoco.
La loro narrazione orale, tramandata di generazione in generazione, racconta la storia di come i Warao arrivarono sulla terra provenendo direttamente dal cielo.
All’inizio del tempo, secondo la tradizione dei Warao, gli uomini non vivevano sulla terra ma in un mondo sopra il cielo.
Era un luogo molto simile a quello in cui vivono oggi: c’erano alberi, animali e le persone conducevano una vita normale fatta di caccia e relazioni quotidiane.
Non esistevano né malattie né morte.
Un giorno un uomo stava cacciando e vide un venado (cervo) che camminava nel sottobosco. Scoccò la sua freccia ma non lo colpì.
La freccia attraversò il suolo e scomparve. L’uomo, sorpreso, si avvicinò al punto in cui era caduta e scoprì che si era aperto un foro nel terreno. Lo allargò con le mani, si affacciò e vide sotto di sé un altro mondo. Vasto e pieno di acqua, con grandi fiumi, foreste e una quantità incredibile di pesci e vita.
Era la terra. Tornò allora dal suo popolo e raccontò ciò che aveva visto.
All’inizio nessuno gli credette, ma poi decisero di verificare.
Tagliarono lunghe liane, le legarono tra loro e le usarono come corde per scendere attraverso il foro.
Uno dopo l’altro iniziarono a calarsi verso il basso e raggiunsero la terra, stabilendosi nelle regioni ricche d’acqua che oggi formano il delta dell’Orinoco.
....
Estratto dal libro · La leggenda dei Warao

L’albero della vita e il segreto dell’Autana
Un’antica leggenda sull’albero della vita, sul dio Wahari e sull’origine dei frutti della terra.
Molti anni fa, all’inizio del mondo, sulla Terra non esistevano i frutti dell’albero della vita. Gli uomini si cibavano di carne, bacche e radici, ma non avevano mai assaggiato la dolce polpa di un frutto maturo. Tutti i frutti del mondo erano appesi all’Autana, l’albero della vita che si innalzava nel cielo fino alle nuvole.
Quest’albero apparteneva agli dei e solo loro potevano nutrirsene. Per una loro magia, i frutti prodotti non cadevano mai sulla terra. Né gli uomini né gli animali conoscevano la loro esistenza, poiché la cima dell’albero restava sempre nascosta dalle nubi.
Un giorno il dio Wahari, che nelle credenze degli indios è incarnato nelle sembianze del tapiro, rivelò agli uomini l’esistenza dei frutti e li convinse ad abbattere l’albero della vita per potersene nutrire e, allo stesso tempo, fecondare la terra. Li sfidò però a una gara. Avrebbero iniziato a tagliare l’albero da entrambi i lati: il popolo dei Piaroa da una parte e Wahari dall’altra. Tutto il prezioso bottino sarebbe spettato a chi fosse riuscito per primo nell’impresa. Il vincitore avrebbe ottenuto la terra su cui si sarebbero riversati i frutti; il perdente sarebbe andato a vivere dall’altra parte.
....
Estratto dal libro · Il mito dell’Autana

Quando capimmo che il tempo non aveva bisogno di essere fermato
Una fotografia nata senza pose, tra incomprensioni e incontri spontanei.
L’indomani mattina accade un fatto divertente. Johanna vuole fare una foto con noi due e un gruppo di Yanomami. Non per il magazine ma per tenerla come ricordo. Così, dopo aver montato la sua Nikon su un tripode e dato a Felix l’incarico di scattarla, tentiamo di mettere in posa un gruppo di indios nel piazzale antistante lo shabono. Ben presto ci rendiamo conto che la cosa non è affatto semplice. Non capiscono cosa vogliamo fare e ogni volta che raduniamo cinque di loro, due si allontanano, altri tre arrivano di spalle e i bambini vanno e vengono impallando l’obiettivo. Felix aspetta paziente e, quando finalmente sembra configurarsi una posa accettabile un adulto si avvicina osservando incuriosito il proprio riflesso sulla lente dell’obiettivo. Capiamo che stiamo chiedendo qualcosa, per loro incomprensibile: fermarsi in una posa per conservare un attimo per sempre. Un concetto impossibile da far comprendere a chi non ha mai visto una foto ed una macchina fotografica.
Allora decido di cambiare strategia: mi siedo con loro, Johanna accanto a me ed iniziamo a scherzare come se la foto non esistesse. Piano piano alcuni si avvicinano, uno mi mette una mano sulla spalla, un bambino si siede davanti a Johanna. Felix coglie l’attimo e ci dice: «Così, fermi.»
Nessuno comprende il significato della sua frase, ma non importa. Subito dopo udiamo il click dell’otturatore della Nikon. Nella foto ci siamo noi due e un gruppo di Yanomami, ognuno a modo suo, qualcuno guarda, qualcuno no, qualcuno ride. Non è la foto perfetta che volevamo, ma quando la vedemmo alcune settimane dopo capimmo che era addirittura meglio.
Perché guardando quella foto ci rimase addosso una cosa semplice: noi volevamo fermare il tempo in uno scatto per ricordarlo, loro non avevano nessun bisogno di fermarlo, perché lo stavano vivendo.
E a volte i ricordi più forti nascono proprio quando smetti di forzarli.
....
Estratto dal libro · Foto di gruppo con gli Yanomami

Un bacio nel silenzio dell'Orinoco
Nel buio della navigazione notturna, mentre i compagni dormono, Anton e Johanna rimangono soli davanti all'immensità della foresta. È il momento in cui tutto sta per cambiare.
L’aria è tiepida, carica dell’umidità della foresta e del profumo intenso della vegetazione bagnata. Johanna è così vicina a me che avverto il calore del suo seno sul mio braccio. Sembra incantata da quel mondo fantastico che ci avvolge
Lo contempla in silenzio, con la testa abbandonata sulla mia spalla. Mi volto lentamente verso di lei, fino a sfiorare le sue labbra con le mie. Sarà per colpa di qualche sorso di rum in più , per la magia della sera, o per i suoi occhi che brillano alla luce della luna, ma improvvisamente trovo il coraggio di sussurrarle che stasera è più bella del solito. ....
Estratto dal libro · Il primo bacio · p. 239
Un racconto accompagnato dalle illustrazioni
Le immagini ricostruiscono i paesaggi, i villaggi, gli incontri e i momenti più intensi della spedizione. Non sono semplici decorazioni: accompagnano il lettore dentro un'avventura che unisce memoria, esplorazione e racconto.



Il resto della storia ti aspetta in Amazonas.
Quattro piccoli frammenti di un viaggio che custodisce ancora molti incontri, pericoli, leggende e sorprese.
